Se vuoi trovarmi …

… cercami su www.alessandrocederle.com

finché non sono riuscito a capire come funziona il redirect di WordPress …

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Premetto che, da perfetto apprendista stregone, non sono ancora riuscito a padroneggiare l’arte di contare le persone che leggono questo blog. Posso accedere al sistema di statistiche di WordPress, che però è  sparagnino e non dà conto degli utenti unici; posso contare le persone iscritte via email; non riesco a contare gli sicritti via RSS da Feed Burner. Insomma, sono un pasticcione … magari qualcuno mi sa aiutare?

Fatto sta che il mese di febbraio è stato il più frequentato dal lancio, con 559 “views”, seguendo un trend costante di crescita. Un pubblico non enorme, ma che so scelto e qualificato su un argomento che comunque è specialistico.

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Premetto che, da perfetto apprendista stregone, non sono ancora riuscito a padroneggiare l’arte di contare le persone che leggono questo blog. Posso accedere al sistema di statistiche di WordPress, che però è  sparagnino e non dà conto degli utenti unici; posso contare le persone iscritte via email; non riesco a contare gli sicritti via RSS da Feed Burner. Insomma, sono un pasticcione … magari qualcuno mi sa aiutare?

Fatto sta che il mese di febbraio è st

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Premetto che, da perfetto apprendista stregone, non sono ancora riuscito a padroneggiare l’arte di contare le persone che leggono questo blog. Posso accedere al sistema di statistiche di WordPress, che però è  sparagnino e non dà conto degli utenti unici; posso contare le persone iscritte via email; non riesco a  

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Premetto che, da perfetto apprendista stregone, non sono ancora riuscito a padroneggiare l’arte di contare le persone che leggono questo blog. Posso accedere al sistema di statistiche di WordPress, che però è sono sparagnine 

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Premetto che, da perfetto

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Jericoacoara, la regina della tavola

Niente iPad, almeno qui.

Windsurf e kitesurf sul mare blu pervinca. Caipirinha e caipifruta anche sulle spiagge più remote, anche in cima alle dune dell’entroterra, fatti dai ragazzi che si portano dietro la bottega in un cubo di polistirolo. Barche da pesca multicolori e pescatori a buttare le reti sugli scogli per catturare le aragoste giovani. Cavallucci marini e dune buggy. Decine di locali vivaci e attraenti, lagune sperdute attrazzate di ristorantini rustici e amache a bagnomaria. Il più povero passa a offrirti spiedini di formaggio che griglia nella bacinella di brace portata appresso. Il più povero sta in cima a una duna a noleggiare una tavola per scendere dalla parete a precipizio. Le maree scandiscono i tempi del villaggio, il vento che si alza sempre a mezzogiorno fa sbucare dalle pousadas gli appassionati della tavola.

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Jericoacoara, la regina della tavola

Niente iPad, almeno qui.

Windsurf e kitesurf sul mare blu pervinca. Caipirinha e caipifruta anche sulle spiagge più remote, anche in cima alle dune dell’entroterra, fatti dai ragazzi che si portano dietro la bottega in un cubo di polistirolo. Barche da pesca multicolori e pescatori a buttare le reti sugli scogli per catturare le aragoste giovani. Cavallucci marini e dune buggy. Decine di locali vivaci e attraenti, lagune sperdute attrazzate di ristorantini rustici e amache a bagnomaria. Il più povero passa a offrirti spiedini di formaggio che griglia nella bacinella di brace portata appresso. Il più povero sta in cima a una duna a noleggiare una tavola per scendere dalla parete a precipizio. Le maree scandiscono i tempi del villaggio, il vento che si alza sempre a mezzogiorno fa sbucare dalle pousadas gli appassionati della tavola.

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Dal fiume Preguica al delta del Paranaiba

Non ho resistito, a un certo punto ho messo le cuffiette e acceso Born to Run: un’esperienza di vita.

La lancia sfrecciava a 35 mph tra le due file di giungla, il film blu del fiume contro il verde degli alberi e, man mano che ci avvicinavamo al mare, delle mangrovie. Il muro delle piante era interrotto ogni tanto da qualche villaggio di pescatori. Eccitante.
Baby this town rips the bones from your back, it’s a death trap, it’s a suicide trap, we’ve got to get out while we’re young, because tramps like us, baby we were born to run.

Una sosta in una capanna ristoro dove litigavano scimmie, pappagalli e un opossum ospitato dal rustico, uscito dalla foresta per rientrarci periodicamente a caccia di gamberi di fiume. Un’altra nel villaggio del faro: 150 scalini, 35 metri in salita per ammirare il Lencois lontano. Shopping nei negozietti tipici pieni di prodotti locali: collane, porta tovaglioli, cappelli tessuti con la fibra di buriti. I bimbi hanno apprezzato di piú i cremosinho (yogurt ghiacciati) ma Luca ha voluta comprare un regalino per ciascuno degli adulti: tenera piccola goccia di allegria.

Infine Caburé, una striscia di sabbia tra il fiume e l’oceano, attrezzata di ristorantino e pousada. Sulla parte dell’Atlantico, una lunghissima deserta spiaggia bianca, abbacinante a perdita d’occhio. Un baracchino vende caipirinha, caipiroska, guarana dell’amazzonia e succhi di frutta; noi facciamo il bagno tra le onde alte, violente ma calde. Non so dire la sensazione di immensità, di luce; certi posti bisogna visitarli perché non é possibile descriverli. Non con una penna, non con una macchina fotografica, non con un video. Altrimenti, perché uno viaggerebbe?

È stato un anno difficile, ne ho date e ne ho prese; un viaggio è un posto nascosto dove ci si ritira per permettersi di sentirsi deboli. Come fanno i gatti, che si rintanano tra i cespugli quando stanno male.

Dopo il pranzo e la siesta, partiamo con le jeep per traversare la spiaggia fino a Tutoia. Alla fine arriviamo alla Pousada Jagata, un pezzo di paradiso affacciato sul delta del fiume proprio dove sbocca sul mare. Cena al ristorantino sulla spiaggia a fianco della Pousada. Stamattina abbiamo cammninato sulla spiaggia davanti al sole che sorge, mentre i pescatori spingevano in mare le barche rimaste in secca per la bassa marea.

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E ora il Lencois

Da due giorni visitiamo il deserto del Lencois. Ieri abbiamo lasciato Sao Luis e dopo un bel trasferimento di mezza giornata nella campagna subtropicale tra villaggi variopinti abbiamo raggiunto Barreirinhas, cittadina fluviale, la porta del Lencois. Da qui tramite jeep attrezzate per portare una dozzina di passeggeri sulle panche fissate al retro del pick-up, si raggiunge il deserto dopo aver traversato il fiume su una chiatta.

Della bellezza del deserto, con le lagune adagiate fra una duna e l’altra a contrappuntare d’azzurro il bianco abbacinante della sabbia non dirò, perché è cosi folgorante che non sono capace di descriverlo.

Questo peraltro è comune di tutti i deserti; l’immensità degli spazi e dei silenzi è più adatta alla preghiera che alla poesia. E infatti, in un paio d’occasioni sono riuscito a staccarmi dagli altri e camminare da solo, con la sola compagnia di Chi riempie il nulla. E sentivo che ogni passo era una preghiera di lode a Chi ha fatto i deserti e ha fatto anche chi potesse contemplarli e leggerne la bellezza. In quietum est cor nostrum donec requiescat in te.

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